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Aiutare gli altri aiuta se stessi a crescere. L'intervista al Mentor Stefano Castoldi

di Team Editoriale   |   M4U   |   15/11/2021
Stefano è entrato a far parte di BCG Milano nel 2016 e si è trasferito nell’ufficio di Dubai nel 2018. È membro dell’Energy Practice focalizzandosi prevalentemente su downstream e petrolchimico. Durante il percorso in BCG Stefano ha maturato esperienza su diversi topic, dalla più grande integrazione tra imprese private nel Middle East alla definizione della strategia 2040 per una National Oil Company fino a partecipare alla più grossa IPO della storia.
Prima di entrare in BCG, Stefano ha lavorato per diverse aziende nel settore Oil & Gas in Europa e in Sud America dove si è innamorato del continente e ha sviluppato la propria passione per le Ande e l’hiking.
Stefano ha conseguito una laurea magistrale in ingegneria gestionale alla Università Carlo Cattaneo e una laura magistrale in International Business alla Robert Gordon University di Aberdeen. Nel tempo libero si diverte a cucinare, giocare a calcio e passare del tempo in piscina con il piccolo Pietro di otto mesi.
Gli abbiamo fatto qualche domanda su che cosa sia per lui give back, sul suo percorso e su come si diventa Consulenti.
Che cosa significa per te give back? In che modo un professionista di successo come te riesce a supportare nonostante gli impegni giovani leader del domani?
Give back attraverso il Mentoring è un piccolo investimento con un potenziale ritorno molto elevato. Richiede semplicemente un piccolo investimento di tempo da parte mia ma può generare un impatto notevole nella persona che lo riceve. Nello stesso tempo è una delle esperienze di vita più gratificanti vedere come giovani brillanti crescono, apprendono e si sviluppano anche grazie ai tuoi consigli. Il people development è una delle mie passioni e ho la fortuna di poterla sviluppare attraverso Mentors4u e BCG, infatti ormai da diversi anni sono Career Development Advisor (CDA) di diversi colleghi che iniziano ad affacciarsi al mondo della consulenza strategica. Nel ruolo di Mentor cerco sempre di ricordare tutti i dubbi e le domande che avevo quando ho iniziato questa avventura e provo a trasferire parte della mia esperienza a chi potrebbe averne bisogno. Infine, abbiamo da poco avuto un figlio e mi piace pensare che in futuro quando avrà bisogno troverà persone altrettanto disponibili per dargli qualche consiglio e condividere le proprie esperienze.
Aiutare altre persone è qualcosa che aiuta anche se stessi a crescere e a mettersi in discussione perciò non l’ho mai visto come un impegno bensì come un piacere che ho la fortuna di poter praticare svolgendo questa professione. Una delle caratteristiche fondamentali per avere successo come manager in consulenza strategica è quello di saper pianificare e di prioritizzare le cose davvero importanti. Aiutare le persone più giovani è tra queste perciò credo sia sempre possibile trovare il tempo per il Mentoring nonostante gli impegni lavorativi. La consulenza strategica è un people business e il tempo investito per crescere le persone intorno a noi, che siano il Team, il cliente o giovani brillanti non è mai sprecato e contribuisce a sviluppare relazioni solide nel lungo periodo. 
 
Quando si supera "l'inizio di carriera", si scopre la propria strada, si continua ad aver bisogno di Mentor? Come nel tempo, con gli anni e le esperienze, sono cambiate le domande che ti poni?
Penso che i Mentor siano utili non solo durante il percorso professionale ma durante tutta la vita. Quando si è giovani i propri Mentor e role model sono solitamente persone a noi molto vicine ai cui guardiamo con ammirazione, crescendo si tende ad ispirarsi a persone che riteniamo essere di successo e con cui condividiamo valori, background, amici o esperienze.
È normale che il tipo di Mentor e le domande cambino in base alla fase della propria vita e della propria carriera. Quando si è agli inizi della propria esperienza lavorativa credo sia utile avere colleghi e amici che possano ricoprire il ruolo di Mentor quotidiano e informale così come Mentor più senior che siano di ispirazione per il futuro e ti diano un’idea chiara della traiettoria e degli obiettivi che vorresti raggiungere. Durante i primi passi professionali il Mentor è molto utile per chiarire alcuni dubbi pratici e condividere esperienze vissute che possano dare al Mentee un’idea più chiara di quello che potrebbero dover affrontare negli anni successivi. Credo che la caratteristica più importante in questa fase sia l’empatia, spesso i più giovani possono sentire leggera deferenza o timore reverenziale, invece credo sia fondamentale che possano parlare al proprio Mentor senza particolari tabu e in totale trasparenza, come farebbero con una persona fidata. Questo contribuisce a stabilire un rapporto di confidenza e di reciproca fiducia che solidifica la relazione aumenta il potenziale impatto.
Quando si cresce professionalmente, il Mentor diventa più una figura di confidente e di coach che ti aiuta a trovare le risposte senza darti consigli ma facendoti riflettere sulle tue priorità e quello che è davvero importante. Nella maggior parte dei casi le risposte sono già dentro di noi e abbiamo soltanto bisogno di una persona fidata che ci aiuti a comprenderle fino in fondo. Nonostante oltre 10 anni di esperienza professionale, continuo a sentirmi il giovane consulente che ha intrapreso questa avventura e credo che continuerò ad ispirarmi ai miei Mentor per molti anni ancora e sono sicuro che avrò la fortuna di conoscerne di nuovi in futuro durante il viaggio.   
 
Da Ingegneria alla Consulenza passando per il settore Corporate: ci racconti i momenti salienti che hanno inciso sul tuo percorso?
Credo che la mia esperienza si possa riassumere in tre momenti salienti che credo abbiano determinato il mio percorso di carriera:
  1. La decisione di intraprendere un percorso di studi sfidante e internazionale con due lauree conseguite in 4 anni in due paesi diversi; la domanda che mi sono sempre posto era “perché un potenziale datore di lavoro dovrebbe scegliere me?” e quindi ho sempre pensato che fosse importante cercare di avere un percorso di studi eccellente e distintivo per cercare di differenziarsi dagli altri potenziali candidati. Questo credo sia stato decisivo per ottenere la prima offerta di lavoro interessante e sfidante
  2. Decidere di trasferirmi in Argentina per due anni per seguire il Global Trainee Program di Tenaris come prima esperienza; ancora una volta ero convinto che la prima esperienza lavorativa avrebbe determinato la traiettoria futura della mia carriera perciò decisi di affrontare un’esperienza internazionale in un programma per candidati selezionati. Guardandomi indietro non potrei aver fatto scelta migliore, ho conosciuto un continente nuovo e una cultura di cui mi sono perdutamente innamorato (tanto da avere anche una moglie Argentina), ho imparato una nuova lingua e sono entrato a far parte di una famiglia, quella Tenaris, altamente professionale e orientata al risultato. Il bagaglio di conoscenza ed esperienza maturata durante quegli anni lo custodisco gelosamente e continuo a utilizzarlo ogni giorno
  3. Decidere di lasciare l’industry per entrare in consulenza; la decisione è stata dettata dal fatto che avevo bisogno di un ritmo lavorativo più incalzante, di avere stimoli nuovi e una crescita professionale rapida (cosa che purtroppo l’industria non sempre riesce a garantire, nonostante la performance). Devo confessare che la scelta non è stata facile, avevo moltissimi dubbi e non ero sicuro di essere all’altezze e soprattutto di essermi potuto adattare - passare dalla tuta ignifuga e il casco a giacca e cravatta sembrava davvero un salto quantico. È qui che un amico, che lavorava e lavora in consulenza strategica, è stato totalmente determinante per il mio sviluppo di carriera. Lui è sempre stato per me un modello e un Mentor, incredibilmente intelligente ma anche umano ed estremamente alla mano. Lui fu il primo a dirmi che secondo lui avrei potuto fare il consulente, mi spronò a provarci e mi supportò con consigli durante la fase di preparazione delle interviste. Non lo ringrazierò mai abbastanza per avermi fatto scoprire un mondo del quale avevo sentito parlare ma che non conoscevo assolutamente. Fast forward a 5 anni e mezzo dopo, credo sinceramente che senza il suo aiuto e supporto la mia carriera sarebbe sicuramente stata diversa, e credo non così soddisfacente.
 
Per me la cosa più importante in ogni step è sempre stata quella di avere chiaro:
  1. L’obiettivo da raggiungere
  2. I trade-off che bisogna accettare per raggiungere l’obiettivo
Nel mio caso la l’obiettivo era la rapida crescita professionale e il trade-off è stato quello di lasciare un lavoro meno demanding ma che mi dava la possibilità di avere moltissimo tempo libero. Ho trovato quello che cercavo (sia come pro che come contro)? Al 300%! Rifaresti la stessa scelta? Ancora al 300%!
Credo che in consulenza strategica, il background industriale sia sempre più importante perché i nostri clienti ricercano sempre più esperti di un settore specifico e non solamente persone molto preparate, strutturate e con un metodo e un’azienda solida alle spalle. Credo che un’esperienza hands-on in aziende di qualità possa arricchire notevolmente il nostro bagaglio e possa poi favorire la discussione con i clienti nella transizione a consulenza
 
Guardandoti indietro: quali sono stati fino ad oggi i momenti più belli e quelli più difficili? Come si esce dai momenti no? In che modo godersi quelli belli?
Avendo praticato sport individuale a livello quasi professionistico, devo dire che non ho mai vissuto emozioni e momenti paragonabili a quell’adrenalina di vincere una gara sulla linea d’arrivo dove in pochi secondi vieni invaso da una miriade di emozioni e vieni ripagato per tutti gli sforzi fatti.
Nel mondo della scuola o del lavoro tutto è molto più predictable, esistono obiettivi di medio e lungo termine e lavorando in maniera costante e seria si è quasi certi di poterli raggiungere. Sicuramente ricordo la contentezza nell’essere accettato da BCG nel 2016 così come le diverse promozioni, tuttavia ho sempre ritenuto quei momenti come uno step intermedio verso l’obiettivo finale da raggiungere che è sempre il passo successivo. Lo sport mi ha insegnato a gioire ed esultare solo dopo aver tagliato il traguardo pertanto continuo a cercare di migliorarmi mentre assaporo il viaggio.
Durante la vita e la carriera esistono sicuramente momenti di sconforto dove si pensa di non avere via di uscita e dove si vede tutto nero. Esistono davvero poche situazioni così critiche e disperate da giustificare un atteggiamento così negativo, nella maggior parte dei casi è sempre possibile trovare una soluzione. Ancora una volta lo sport mi ha insegnato che non si è mai battuti fino all’arrivo, che una gara persa non impatta necessariamente una carriera e che c’è sempre un’altra possibilità. Con il lavoro, credendo in sè stessi e avendo obiettivi sfidanti è sicuramente possibile superare i momenti bui e focalizzarsi sul risultato. In fin dei conti, pensare positivo aiuta ad ottenere risultati migliori mentre pensare negativo complica ulteriormente la situazione. In questi casi avere un Mentor, un amico o una persona con cui confrontarsi può essere molto utile. Spesso basta osservare la situazione da un’angolazione diversa per giungere a una diversa conclusione.
 
Ad una/un Mentee che sta desidera diventare Consulente, cosa consigli? Quali skill sono determinanti? Cosa non fare/dire mai ad un colloquio? Cosa fare per acquistare punti, invece?
Per me sono fondamentali 3 cose (anche durante i colloqui):
  1. Tanta tanta tanta energia! È fondamentale non abbattersi mai e avere un’energia contagiosa che ti permetta di superare qualunque ostacolo. Consulenza è un lavoro tra persone e soprattutto di team, chi vorrebbe nel proprio team una persona negativa e senza energia? L’energia si traduce anche in proattività che ti permettere di essere sempre un passo avanti rispetto alle aspettative di chi ti circonda e questa è una caratteristica estremamente apprezzata da clienti e colleghi
  2. Tenacia, costanza e voglia di imparare e migliorarsi ogni giorno! Nessuno ha tutte le risposte alle domande importanti, tuttavia siamo sempre circondati da persone di grandissimo talento e imparare da loro ogni giorno è il grande segreto per diventare un professionista migliore costantemente. È importante interiorizzare una cultura del feedback come step del proprio development. Non esiste feedback negativo ma ogni commento è uno spunto di riflessione per migliorare. Questa mentalità di tenacia e continuous improvement è fondamentale per continuare a crescere anche in una azienda con standard molto elevati
  3. Avere estremamente chiari i trade-off! La consulenza strategica ha una serie molto vasta di lati positivi ma ovviamente esistono anche drawbacks. È fondamentale avere chiarissimo cosa ci si troverà davanti per essere adeguatamente preparati ad affrontare la sfida. Se le aspettative sono chiare, credo sia quasi impossibile rimanere delusi ed è quindi molto più probabile che ci si possa godere l’esperienza appieno
I colloqui sono sicuramente uno scoglio importante in quanto sono altamente selettivi, d’altro canto si sostengono numerose interviste per essere sicuri di avere una sintesi più completa possibile di ogni candidato. Questo fa si che piccoli errori spesso non siano determinanti nella big picture dove la cosa più importante è il fit del candidato con l’azienda. Ancora una volta, la consulenza è un people business e ogni persona rappresenta l’azienda perciò la domanda più importante a cui rispondere è “vorresti che questa persona fosse un tuo collega?” Se la risposta è affermativa, significa che il candidato ha mente analitica, struttura, energia ma soprattutto condivide i valori aziendali che si vivono quotidianamente.