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Simplicity creates focus on the right things

di Federica Salvati   |   Team Editoriale Mentors4u   |   05/03/2019
In questa intervista il nostro Mentor Simone ci racconterà la sua carriera, dalla consulenza al mondo corporate!

1. Simone, ci racconti il tuo percorso di studi prima e di carriera poi?  
“ Ho conseguito una Laurea Triennale e una Laurea Specialistica in Economia e Management presso l’Università di Roma Tor Vergata. E’ un’ottima Facoltà, vanta celebri professori di Economia e ogni anno si aggiudica i primi posti nei ranking delle Università pubbliche italiane; mi ha dato solide basi per il futuro. Durante la Specialistica mi sono iscritto ad una Summer School alla LSE (London School of Economics) con focus su tematiche di Corporate Finance. Il periodo trascorso a Londra mi ha permesso di interfacciarmi con una delle più prestigiose Università al mondo, e mi ha dato la possibilità di approfondire gli studi economici con professori illustri nel mondo accademico internazionale, ampliando il mio network. Durante gli ultimi mesi di Specialistica, prima della discussione della Tesi, ho svolto uno stage a Milano presso Engie Italia (Gaz de France Italy) multinazionale francese operante nel settore Oil&Gas. Questa prima esperienza professionale mi ha fatto capire veramente cosa cercavo dalla mia carriera. Ero molto giovane ma lavoravo in un ambiente abbastanza lento; per questo al termine del periodo di stage ho deciso di fare application per una posizione in Consulenza. A 23 anni, dopo la discussione della tesi sono entrato in EY come Junior Consultant per la practice “Performance Improvement”. Ho scelto Milano come sede perchè già 7 anni fa era una città all’avanguardia, sicuramente la più dinamica in Italia. Sono stato in EY per poco più di 2 anni prendendo parte a molti progetti nazionali e internazionali. Successivamente sono passato in KPMG, con ruolo di Senior Consultant per circa tre anni, nella practice “Deal Advisory”, dedicandomi a progetti focalizzati su business due diligence per operazioni straordinarie (M&A, Debt Restructuring, Capital Increase).
Due anni dopo sono stato assunto in Ferrero come Project Manager nel team di Group Organization&Business Improvement e ho avuto la necessità di trasferirmi in Lussemburgo. Il team ha una funzione strategica di staff, e supporta le funzioni di linea rispetto alle decisioni strategiche relative a struttura organizzativa, processi di business, governance, business case e situazioni di market entry.”

 
2. Cosa ti ha spinto a diventare un Mentor? 
Ritengo che con Mentors4U si sia riusciti a soddisfare un bisogno prima gestito in maniera saltuaria e destrutturata. Creare una comunicazione costante tra i Mentor ed i Mentee che hanno bisogno di orientamento al lavoro può supportare significativamente la decisione di un neolaureato, o perlomeno metterlo di fronte a tutte le possibilità che possono verificarsi nel medio periodo, affinchè sia in grado di effettuare una scelta più consapevole.
La principale motivazione che mi ha spinto a diventare Mentor è proprio la possibilità di supportare ragazzi più giovani di me che si affacciano al mondo del lavoro, provando a rappresentare per il Mentee un punto di riferimento di cui io stesso avrei avuto bisogno in quel momento. 

Ritengo rappresenti inoltre un ottimo strumento di network, grazie al quale è possibile conoscere moltissimi professionisti in differenti settori con cui interfacciarsi e scambiare opinioni in ambito lavorativo, e non solo!”


3. Cosa ha caratterizzato il tuo percorso di studi? Da quale spirito sono state guidate le tue decisioni di proseguire gli studi presso l’LSE e la Columbia Business School? 
“ Avrei potuto dedicarmi di più allo studio, soprattutto durante la Specialistica. Durante il periodo della tesi ho preferito dedicare più tempo ad inserirmi velocemente nel mondo del lavoro cominciando a capire da subito i meccanismi che lo caratterizzano.
I corsi di perfezionamento, sia alla LSE che alla Columbia, sono stati delle fantastiche esperienze formative in cui ho avuto l’opportunità di conoscere gente nuova proveniente da qualsiasi parte del mondo.
In entrambi i casi, rispetto agli studi dell’Università, sono riuscito a capire meglio la materia considerando maggiormente l’applicazione.”

 
4. Hai lavorato prima come consulente e poi hai deciso di misurarti con una carriera in Ferrero, come hai vissuto questo cambiamento?  
“ Il più grande “question mark” della maggior parte dei consulenti è se passare in azienda, ed eventualmente quale sia il momento più opportuno per farlo. A mio parere non esiste un momento perfetto per il passaggio e credo non sia più corretto considerare lo stesso come un paradigma fisso da seguire. Dieci anni fa era un momento fisiologico di una carriera “tipo”, ma ho notato con il tempo che esistono tantissimi casi di passaggio in senso opposto (da azienda a consulenza) o professionisti che passano da consulenza ad azienda, per poi tornare ad attività di consulenza.
Sono convinto, tuttavia, che esista un lasso di tempo (1-2 anni) sotto il quale si rischia di non riuscire a sfruttare il background di competenze maturate durante la consulenza ed oltre il quale la rivendibilità in azienda potrebbe essere compromessa da un profilo non specializzato.
La vera sfida è quindi quella di capire quando ci si trova in quel lasso di tempo, e se si è convinti che sia giusto fare il passaggio, agire senza aspettare. 
La consulenza ha contribuito significativamente allo sviluppo di flessibilità e capacità di adattamento a qualsiasi situazione, consolidando al meglio le skills di problem solving.
Si tratta di skills, però, che nelle aziende non sempre sono valorizzate allo stesso modo, soprattutto in realtà più piccole. Per questo motivo l’approdo tipico di un consulente direzionale in azienda è nelle funzioni di staff strategico, che concedono alla persona ampio spazio per lavorare trasversalmente all’organizzazione.
Per me la scelta di cambiare non è stata semplice è si è concretizzata a valle di un periodo nel quale ho cercato di valutare tutte le variabili in gioco. Avevo la possibilità di rimanere in consulenza (ero all’inizio del famoso lasso di tempo che citavo prima), ed avevo inoltre concluso l’iter di selezione per un MBA con un interessante programma tra Londra e Parigi. Ha prevalso la scelta di entrare in azienda probabilmente perchè Ferrero non può essere considerata come un’azienda in generale, ma come l’Azienda. Infatti Ferrero è caratterizzata da un ambiente internazionale, da un imprinting imprenditoriale forte che si respira ogni giorno e da una brand perception tra le migliori nel mondo.” 
 

5. Quali sono gli insegnamenti più importanti che ti ha dato la consulenza? 
“ Durante i 5 anni in Consulenza, ho avuto la possibilità di conoscere innumerevoli realtà diverse, dalla piccola azienda di famiglia in crisi alla multinazionale americana, stabile, ricca, ma burocraticamente lenta, e in ognuno di questi progetti ho sempre avuto la fortuna di interfacciarmi con il Top Management cercando di apprendere cosa ci fosse veramente alla base delle loro scelte strategiche, e supportandoli nell’implementazione di tali scelte. La domanda che mi facevo sempre all’inizio del mio lavoro era “perché mai un imprenditore che conosce perfettamente il settore in cui opera chiede consiglio a un team di consulenti?”.  Ad oggi probabilmente non ho ancora una risposta esaustiva in merito ma sicuramente quello che ho capito meglio, essendo anche passato dalla parte del Cliente, è che il consulente non dev’essere un esperto di ogni tipo di settore in cui si trova a lavorare, e non deve neanche avere la presunzione di conoscerlo meglio del Cliente, ma dare al Cliente stesso un punto di vista neutro,  frutto di tante altre esperienze maturate  in aziende similari, e grazie alle quali ha avuto modo di studiare scelte diverse in situazioni analoghe.” 
 
6. Quali sono gli insegnamenti più importanti che ti sta dando lavorare in Ferrero? 
“ Ferrero è una società anomala, se ne trovano poche al mondo cosi, è un vanto italiano.
A mio parere l’insegnamento più importante è quello di lavorare in un contesto familiare, impegnandosi insieme per lo stesso obiettivo. Se in consulenza durante un progetto l’affiatamento in un team è significativo, in Ferrero tutto ciò è amplificato al massimo e soprattutto non si limita solamente al team di lavoro, ma si estende a tutti.
Il mio professore della Columbia ripeteva sempre: “simplicity is the springboard for the success, organizations cannot follow complexity, simplicity creates focus on the right things”; non credo abbia mai pensato alla Ferrero con tale affermazione ma trovo che possa essere utilizzata per descrivere l’azienda in cui lavoro in maniera esaustiva.”

 
7. Cosa significa lavorare in Ferrero? Secondo te una realtà come Ferrero è paragonabile alla maggioranza delle altre aziende italiane?  
“ Lavorare in Ferrero significa vivere in un contesto di prestigio che risente ogni giorno della genialità del Signor Michele Ferrero. Sono pochissime le società italiane che hanno avuto una tale crescita negli ultimi anni e che anche durante la crisi sono riuscite a crescere a ritmi elevati, senza considerare il fatto che non è una società quotata e la proprietà è ancora interamente della famiglia.
Il futuro delle aziende italiane non è certamente dei più rosei; negli ultimi 10/15 anni Cinesi, Arabi ed Americani hanno fatto “shopping” in Italia approfittando di un Paese che non è riuscito a proteggere le aziende durante la crisi economica.”
 

8. Che consigli daresti ai nostri Mentee? 
“ 25 anni fa studiare le lingue, conseguire un MBA o lavorare all’estero erano degli aspetti importanti che spesso determinavano il successo professionale di una persona; oggi invece vengono dati per scontati.
Per questo motivo il primo consiglio che voglio dare ai Mentee, è di andare via dalla propria città, a prescindere da quale sia. 
E’ fondamentale nella vita sfruttare il periodo che va dai 20 ai 35 anni per uscire dalla propria comfort zone e sfruttare tutte le opportunità che si presentano, che si trasformino poi in successi o insuccessi.
Questi sono i 15 anni che determinano la carriera. Lo noti subito il confronto quando parli con un ragazzo che è sempre stato abituato a viaggiare e vivere lontano da casa, dalla famiglia e dagli amici d’infanzia, a prescindere dal tipo di lavoro che fa, sembra che abbia una marcia in più…
Dal punto di vista professionale non ho un’esperienza trentennale per elargire consigli saggi, ma per quello che ho vissuto finora direi che è fondamentale capire sin da subito l’orientamento a medio-lungo termine, fissandosi un obiettivo a 10 anni. Ci sono pochissimi anni all’inizio della carriera da usare come “jolly” per capire bene che strada si vuole intraprendere nel futuro. La flessibilità all’inizio della carriera è fondamentale per crescere velocemente, ma esiste un momento oltre il quale diventa necessario fare una scelta. 
Il mercato del lavoro è velocissimo, la competizione altissima e non si ragiona più con un perimetro di Città o Paese, ma a livello internazionale; è ormai scontato che chi ha voglia di intraprendere la propria carriera in consulenza o azienda dovrà mettere in conto di trasferirsi più volte durante la vita professionale, fronteggiando una competizione internazionale costituita da profili di altissimo livello, che spesso provengono da Paesi in cui il sistema universitario è più orientato al lavoro e soprattutto più veloce. 
Un’ultima raccomandazione che mi sento di dare è che il fenomeno del “job hoppers” è visto male in Italia ma non è così nel resto dei Paesi in Europa; è chiaro che anche in questo caso serve un equilibrio. Ritengo che ogni esperienza professionale debba rappresentare un periodo di apprendimento e di formazione dal quale trarre un bagaglio di competenze maggiore di quello con cui si è entrati, e con una più rilevante consapevolezza delle responsabilità.”