Quando Ulisse parte per la guerra di Troia, sa che il viaggio sarà lungo e incerto. Prima di salpare, affida suo figlio Telemaco a una persona speciale: Mentore, un amico fidato, incaricato di guidarlo, educarlo e proteggerlo mentre lui non c’è.
Non un maestro severo. Non un’autorità distante. Ma qualcuno che cammina accanto, che ascolta, che consiglia senza imporre. È da qui che nasce la parola mentore. Ed è interessante notare come, dopo secoli, il bisogno che racconta sia rimasto lo stesso.
Un amico fidato, fuori dal solito giro
La parola chiave, per me, è proprio questa: fiducia. Un mentore è prima di tutto un amico fidato. Una guida che non appartiene per forza al solito giro di amici, alla famiglia, o al contesto scolastico tradizionale. Ed è proprio questo che fa la differenza.
Avere accanto qualcuno “esterno” permette di abbassare le difese, di fare domande che magari non si ha il coraggio di fare altrove. Domande scomode, confuse, a volte persino contraddittorie. Ma vere.
Chi non si è mai sentito perso davanti a una scelta importante? Chi non ha mai pensato: “E se stessi sbagliando tutto?” Il Mentoring nasce anche per questo. Per dare spazio a quei dubbi, senza giudicarli.
Scoprire nuovi punti di vista
Uno degli aspetti più potenti del Mentoring è la possibilità di guardare le cose da angolazioni diverse. Nuove prospettive, nuovi linguaggi, nuove storie. A volte basta una conversazione, una frase detta al momento giusto, per cambiare il modo in cui leggiamo una situazione.
Non si tratta di dare risposte pronte. Anzi. Spesso il vero valore sta nelle domande giuste, quelle che ti restano addosso anche dopo che l’incontro è finito.
Il mentoring aiuta a riconoscere possibilità che prima sembravano invisibili. E aiuta anche a normalizzare l’incertezza. Perché il dubbio non è un nemico. È spesso il primo segnale che stiamo crescendo.
Perché ho scelto il Progetto Superiori
Ho scelto di diventare parte del team di Volontarie e Volontari del Progetto Superiori perché credo profondamente nel potenziale che c’è in ogni persona. Un potenziale che non sempre viene visto, o riconosciuto, soprattutto in una fase delicata come quella post diploma.
Nel mio piccolo, ho sentito il desiderio di dare una mano. Di restituire qualcosa. Di essere, per qualcun altro, quella figura di riferimento che a volte avrei voluto avere anch’io.
Non per indicare una strada unica, ma per accompagnare. Per dire: “È normale non avere tutte le risposte. Ci possiamo lavorare insieme.”
Se il Mentoring serve a questo, allora vale davvero la pena esserci.
-Damiano Giallongo