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Il valore aggiunto del Mentoring

di Clelia Guareschi | Voluntary M4U Superiori

Una rubrica dedicata a raccogliere le testimonianze del Team di Volontarie e Volontari che contribuiscono all’attività del Progetto M4U Scuole Superiori sensibilizzando studentesse e studenti che si stanno per diplomare rispetto al tema della costruzione di un futuro consapevole e informato.

C’è un’età – più o meno tra i sedici e i diciannove anni – in cui ti chiedono “cosa farai da grande” con la stessa naturalezza con cui ti chiedono se vuoi una pizza margherita o una quattro stagioni. Come se fosse semplice. Come se avessi già in tasca una mappa o il numero di telefono di qualcuno che conosce la strada.

Io quell’età me la ricordo benissimo. Me la ricordo come un periodo in cui avevo la testa piena e, allo stesso tempo, vuota. Piena di pensieri che si attorcigliavano e vuota di informazioni concrete, pratiche su cosa esiste davvero fuori e dopo dalla scuola. Perché diciamocelo: il nostro sistema scolastico fa tantissime cose bene, ma sull’orientamento spesso fa un po’ scena muta. Ti insegna a studiare, a stringere i denti, a sopravvivere alle interrogazioni a sorpresa, ma raramente ti accompagna in quel passaggio in cui inizi a capire che il mondo è vastissimo, e che dentro quell’enormità ci sono tantissimi lavori, strade, possibilità che nessuno ti ha mai nominato. Alla  fine del liceo, le idee su cosa fare dopo sono molto confuse. Confuse perché ci sono tanti piccoli inputs su cosa si “potrebbe fare”, ma poi ti mancano gli strumenti per capire veramente se si tratti di un lavoro remunerabile, uno sport o un gioco come spesso gli esempi di persone che fanno quelle cose su cui inizi a fantasticare. Oppure capita che le idee non ci siano proprio. Perché a quell’età spesso si vive nel presente del bisogno di trovarsi, appartenere e di distinguersi. E va benissimo così. Non si può pretendere che a diciassette anni tu non voglia di capire di che pasta sei fatto insieme al tuo gruppo e abbia già un piano quinquennale e una visione strategica. E poi ci sono le idee rigide. Quelle che arrivano da fuori: che cos' è una “carriera vera”, cosa è una scelta “seria”, cosa è “da ambiziosi”, cosa “fa guadagnare”, cosa “non serve a niente”. Idee ereditate, più che scelte.

Ecco perché voglio diventare mentore per le scuole superiori. Perché credo che avere un quadro – anche solo iniziale – di cosa esiste là fuori sia importante per farsi venire delle domande migliori che aiutino a costruire idee che prima di tutto siano davvero sentite come più chiare possibili, aperte al cambiamento e vostre. 

Credo infine nel valore aggiunto di M4U. In quello dell’incontro con giovani adulti come me che, da italiani, vivono il lavoro di adesso: precario, globalizzato, pieno di possibilità ma anche di ostacoli, fatto di deviazioni, tentativi, ripartenze. Parlare con qualcuno che ci è già passato non serve a farsi dire cosa fare. Serve a capire come concentrarsi per 'fare' con consapevolezza e spirito quello che desideri. 

-Clelia Guareschi


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