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La professione del Consulente: intervista doppia a Margherita Piccini e Yaohui Xu

di Team Editoriale   |   M4U   |   02/04/2021
Margherita Piccini, dopo una laurea triennale in Ingegneria Elettronica e Tecnologie dell’Informazione all’Università degli Studi di Genova, ha completato nel 2016 un Master in Ingegneria Biomedica (con specializzazione in Neurotecnologie) all’Imperial College London. Successivamente, ho iniziato la sua carriera in consulenza in McKinsey&Co., in cui ha lavorato circa tre anni su progetti per lo più in ambito strategico nei settori di Energy, Insurance, Real Estate e Financial Services. Da gennaio 2020, ha iniziato un Master in Business Administration (MBA) alla Columbia Business School a New York per completare la sua formazione tecnica con conoscenze economiche e finanziare, con particolare focus su Healthcare, Venture Capital e Impact Investing. 
Yaohui Xu lavora nel Management Consulting da 7+ anni e ha svolto numerosi progetti strategici in Asia, Europa e Sud America, supportando primarie società internazionali operanti nel TMT (Tech, Media, Telco), Financial Services e Industrial Goods. Attualmente è in McKinsey & Company.
In un’intervista doppia, abbiamo chiesto loro di raccontarci la professione di consulente e di darci qualche consiglio per chi desidera intraprendere il medesimo percorso.
Quali sono, a tuo parere, le tre cose che una/un buon Mentor dovrebbe dire a una/un Mentee per supportarla/o nel suo percorso e nelle scelte?
Margherita_Per supportare una/un Mentee nelle scelte universitarie e professionali una/un buona/buon Mentor deve innanzitutto saper ascoltare, per conoscere e comprendere la persona che ha davanti. Non esiste un percorso professionale perfetto per tutti e solo tramite l’ascolto il Mentor sarà in grado di supportare il Mentee nell’identificare il percorso professionale più adatto alle sue capacità, tratti personali, e aspirazioni. 
Un buon Mentor deve essere presente e supportare il proprio Mentee nelle numerose scelte (universitarie e professionali) che si affrontano nel corso della carriera, aiutando il Mentee ad analizzarle in modo critico con l’esperienza di chi ci è già passato. Per esempio, un primo step per affrontare criticamente una scelta professionale è essere consapevoli del mondo a cui si è interessati (e.g., Consulenza, Ricerca, Industria). A volte i giovani talenti si lanciano sulle professioni più in voga, sapendo poco dell’effettivo mondo in cui desiderano entrare. In questi casi, il mio compito spesso è condividere la mia esperienza professionale e personale per aiutare i giovani talenti ad essere sempre più consapevoli della scelta professionale che stanno intraprendendo.
Una volta che il Mentee ha identificato un obiettivo Universitario e/o professionale, a mio parere un buon Mentor dovrebbe assumere un ruolo attivo e pratico, supportando il Mentee attivamente nella pianificazione/preparazione del raggiungimento dell’obiettivo (e.g., application per il Master, preparazione del CV, preparazione ai colloqui). Nel mio caso specifico, ritengo che supportare attivamente studenti interessati a intraprendere una carriera in consulenza, aiutandoli a prepararsi al meglio ai colloqui e a fare leva sulle loro capacità abbia un alto valore aggiunto: io stessa sono estremamente grata alle persone che mi hanno supportata e guidata durante i processi di selezione in McKinsey&Co.
Yaohui _All’inizio di ogni relazione credo che sia fondamentale creare un rapporto di fiducia, mutuo rispetto e profonda trasparenza, inoltre, devono essere chiari i ruoli e le responsabilità sia del Mentor sia del Mentee. Affinché questa relazione inizi nel migliore dei modi, è bene darsi poche ma chiare regole: (i) assoluta riservatezza tra il Mentor e Mentee; (ii) rispetto degli impegni presi; (iii) no a formalismi e parlarsi apertamente, soprattutto quando si è in disaccordo. 
Il Mentor deve anche saper ascoltare e capire quali siano i “reali” obiettivi del Mentee, in modo da guidarlo/a verso quei traguardi professionali e personali in linea con le proprie forze e passioni. È bene che il Mentee sappia distinguere tra quello che vuole veramente rispetto al rumor esterno, come le pressioni dei genitori o degli amici. 
Infine, il Mentore non deve mai decidere al posto del Mentee né forzarlo a prendere decisioni che non sente sue. Tutt’altro: il Mentor deve offrire al Mentee un quadro completo con tutti gli elementi da analizzare e solo a quest’ultimo, dopo aver valutato assieme al Mentor, spetta il compito di prendere la decisione. 

Come hai scelto il percorso di laurea magistrale? Hai ricevuto consigli da qualche persona in particolare? C’è stata, durante gli studi e l’inserimento nel mondo del lavoro, per te, una figura illuminante? In che modo lo è stata?
Margherita_Sono sempre stata una persona con svariati interessi e uno dei fattori determinanti della scelta del mio percorso di studi è stata la consapevolezza che una laura in Ingegneria è molto versatile con molti sbocchi professionali post laurea. In particolare, non sapendo ancora cosa avrei voluto fare da grande, ho deciso di seguire la mia passione ed interesse per le scienze, la biologia e la tecnologia, scegliendo un master in Neurotecnologie. Durante la scelta del Master più persone mi hanno supportato e sono state fondamentali, mentors e role models che tuttora mi supportano nelle scelte fondamentali della mia carriera. Ricordo ancora quando mi è stato consigliato di scegliere il master sulla base di tre cose e nessuna delle tre implicava l’aver già chiaro che tipo di lavoro avrei voluto fare: (i) scegli un settore che ti appassioni, (ii) in cui riesci a spiccare date le tue potenzialità, e (iii) punta ad un Università prestigiosa per ricevere il massimo dell’educazione universitaria in quel settore. 
Alla fine, anche se non ho intrapreso la carriera da neuro-ingegnere, penso che la scelta del Master all’Imperial College London sia stata una delle migliori mai prese: è stato un Master estremamente interessante, appassionante, che mi ha arricchito sia da un punto di vista professionale che personale e che mi ha dato la forma mentis e le competenze analitiche e di problem-solving che tutt’oggi sono alla base del mio lavoro da consulente. 
Yaohui_Al termine del percorso triennale, la mia scelta ricadeva tra il corso in International Management della Bocconi e il Master in Management dell’ESCP Europe. Ho scelto quest’ultimo perché mi dava l’opportunità di studiare e lavorare in diversi Paesi: infatti, oltre al contenuto accademico, per me era fondamentale poter ampliare/arricchire il mio bagaglio linguistico e culturale, attraverso il confronto con realtà internazionali differenti.
Ho conosciuto/incontrato il mio primo mentore durante lo stage in Vodafone. Nel corso di quell’esperienza è stato essenziale il confronto costante col mio manager che mi ha incoraggiato e sostenuto, guidandomi nei miei primi passi. 
Mi auguro che tutti i ragazzi che si affacciano per la prima volta al mondo del lavoro possano trovare uno o più Mentor che sappiano indirizzarli e supportarli durante una fase così importante e delicata.
 
Quali sono in concreto le attività che svolgi? Esiste una giornata tipo per una/un Consulente? Come si struttura?
Margherita_Non esiste una giornata tipo per un consulente in quanto sono talmente variegate le attività/giornate del consulente che è difficile avere due giornate uguali: la non monotonia e l’energia che deriva dal provare cose nuove è in effetti una delle cose che più mi appassiona della consulenza! 
Le attività che svolgo in concreto variano molto sulla base della tipologia di progetto a cui sono assegnata. Ho fatto progetti molto quantitativi, in cui c’è stata un’alta componente analitica e meno interazione con il Cliente (e.g., analizzare grandi quantità di dati, creare modelli economico finanziari) e altri in cui il mio team lavorava a quattro mani con il Cliente supportandolo sia in attività strategiche che attività day-to-day.
Il tipo di attività varia molto anche in base al profilo del consulente, “generalista” o affiliato a una Practice specifica (e.g., Corporate Finance, Digital, Operations) e al tipo di settore in cui si lavora.
Provando a elencare le principali attività che, nella maggior parte dei casi, accomunano i progetti di consulenza citerei: chek-in e check-out con il team a inizio e fine giornata, raccolta e analisi di dati, stesura e presentazione di documenti, meeting interni e meeting con Cliente in cui si presentano le analisi e si propongono le raccomandazioni e linee guida strategiche.  
Yaohui_Ormai lavoro da diversi anni nel Management Consulting e ogni volta che mi chiedono com’è la mia giornata tipo, beh…rispondo che non esiste una giornata tipo! I giorni variano a seconda del progetto, del team o del cliente. Per esempio, ho sia sviluppato complessi modelli in ufficio sia condotto Customer Research sul campo in diversi mercati locali del Laos.
Tuttavia, anche se spesso le giornate variano radicalmente, è necessario che la bussola che orienta il nostro lavoro tenda sempre verso il raggiungimento degli obiettivi del progetto, attraverso una collaborazione costante con il nostro team e quello del cliente.
 
Hai studiato e lavorato all’estero: come scegliere la meta dove andare a studiare/lavorare? Oggi, a tuo parere, per chi vuole intraprendere un percorso nella Consulenza, qual è la nazione consigliata dove studiare/lavorare in questo periodo?
Margherita_Ci sono diversi fattori che a mio parere è opportuno considerare nella scelta della metà dove andare a studiare e lavorare all’estero.
Prima di tutto bisogna considerare gli interessi professionali e relativi sbocchi lavorativi. Per esempio, se vi interessa un particolare settore, inizierei per capire quali sono i paesi in cui quel settore è particolarmente all’avanguardia e dove gli sbocchi professionali in quel settore sono numerosi. Un'altra cosa che vi può spingere a scegliere un paese piuttosto che un altro è la scelta della lingua, considerando che ci sono paesi in cui è difficile trovare lavoro senza conoscere bene la lingua locale (e.g., Francia, Spagna). 
Un'altra cosa che va tenuta in considerazione sono gli interessi personali. Ricordiamoci che un’esperienza di studio/lavoro all’estero è prima di tutto un’esperienza di vita che ci arricchisce anche da un punto di vista personale. Se ci sono città la cui cultura appassiona/incuriosisce particolarmente non esiterei a sceglierle come mete per i propri studi/esperienze lavorative. Per esempio, uno tra i numerosi fattori che mi hanno portata a scegliere di fare il Master alla Columbia Business School è stato il semplice desiderio di conoscere e vivere la città di New York.
Un altro fattore che suggerisco agli studenti di considerare nella scelta della meta è il ranking dell’Università (i.e., la qualità dell’istruzione universitaria per il determinato corso di studi). Per esempio, il fatto che l’Imperial College sia molto forte nel settore della Bioingegneria è stato un fattore di cui ho tenuto conto durante la mia selezione dell’università.
Per concludere, non esiste un paese “più consigliato” per chi è interessato al mondo della consulenza: scegliete la meta in base ai vostri interessi professionali e personali e puntate a iniziare la vostra carriera da consulente nella città dove il vostro profilo si distingui maggiormente e dove possiate raggiungere il massimo delle vostre capacità.  
Yaohui_La scelta della nazione dove lavorare/studiare deve essere in linea con gli obiettivi di medio periodo che ci si pone. Per esempio, ho deciso di seguire un corso di laurea magistrale che si sviluppava tra Italia, UK e Francia, perché desideravo un profilo internazionale che mi aiutasse nell’inserimento nel mondo del lavoro. Dopo la laurea, l’interesse per l’Asia, centro crescente dell’economia mondiale, mi ha spinto a iniziare la mia carriera come consulente proprio da Singapore. 
Oggigiorno, l’esperienza internazionale è fondamentale per crescere professionalmente e personalmente, per questo motivo incoraggio fortemente ognuno a trascorrere all’estero, soprattutto in Asia e in particolare in Cina, almeno 2-3 anni (pandemia permettendo). La cultura asiatica e quella cinese sono molto diverse da quella occidentale e conoscerle bene è e sarà fondamentale.
 
Prima di iniziare il percorso di selezione per entrare in Consulenza, quali sono le cose da tenere sempre a mente per affrontarne i colloqui?
Margherita_La prima cosa che consiglio alle persone interessate ad entrare nel mondo della consulenza è cercare di parlare con più persone possibili di quel mondo. I processi di selezione, sebbene simili tra loro nella forma, possono variare da azienda ad azienda ed è opportuno contattare persone che ci sono passate per avere consigli utili su come posizionare al meglio il proprio profilo e prepararsi al meglio. Nel mondo della consulenza, il Mentoring e il coaching sono valori fondamentali e quindi saranno molte le persone disposte ad aiutare, anche per ricambiare quello che loro stessi hanno ricevuto qualche anno prima.
La seconda cosa che consiglio è prepararsi a fondo. Consulenza è una realtà molto ambita e competitiva e, per affrontare al meglio il processo di selezione, bisogna dedicarci il giusto tempo. Approcciare i colloqui in consulenza senza essere motivati e portando avanti altri colloqui per altre realtà altrettanto competitive (e.g., banche, Big Tech) può essere penalizzante. Fare molta pratica è raccomandato, soprattutto per quanto riguarda la parte di “business case”, in cui con l’esperienza si acquisisce scioltezza e struttura. Non bisogna sottovalutare la parte motivazionale che è altrettanto importante per capire il fit con la società.
Come ultimo consiglio suggerisco di identificare bene punti distintivi e aree di miglioramento. Migliorare i punti di debolezza non deve essere l’unico obiettivo della preparazione ai colloqui: è egualmente importante capire quali siano i propri punti di forza e fare in modo che queste “spike” emergano durante i colloqui. La diversity è sempre più ricercata nelle società di consulenza, in quanto profili diversi generano idee innovative e team di successo. Per questo motivo, non limitate la vostra personalità durante i colloqui: l’originalità sarà il fattore che vi farà emergere agli occhi degli intervistatori rispetto agli altri numerosi candidati. 
Yaohui_Preparazione, preparazione e preparazione. I colloqui in Consulenza sono tra i più difficili da sostenere e spesso molti candidati non arrivano perfettamente pronti. 
È utile definire e completare un piano di avvicinamento alle interviste, prima di inviare la propria candidatura, in modo da studiare e fare pratica con i casi, magari con altri ragazzi interessati alla consulenza.
Infine, bisogna ricordarsi di riposare bene nei giorni precedenti al colloquio ed essere sé stessi in fase di intervista - ognuno di noi è diverso e la diversità è sempre un valore aggiunto.