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Astra, imprenditorialità e Mentoring: l'intervista al Mentor Francesco Dipierro

di Team Editoriale   |   M4U   |   07/01/2021
Francesco Dipierro, oltre a essere un nostro Mentor ormai da tanti anni, è anche il co-founder di Astra, un programma di incubazione completamente gratuito dedicato a studenti, studentesse e alumn* universitar* , nato in partnership esclusiva con Berkley StEP, il più grande incubatore dell'università di Berkeley, che in questi giorni sta raccogliendo le candidature di tutt* coloro che desiderano mettersi in gioco in un progetto imprenditoriale.
Con lui abbiamo parlato di Mentoring e di spirito imprenditoriale, e di come realizzarlo, in Italia e negli USA.
Quando hai deciso di diventare un nostro Mentor? Perché secondo te è importante farsi supportare e affiancare da un* Mentor? Quali sono le domande che un* Mentee dovrebbe fare al/alla propri* Mentor? 
Ho seguito Mentors4u sin dagli albori ed ho sempre creduto nella validità del vostro progetto. I Mentor sono figure fondamentali nella crescita professionale di ogni professionista e sono convinto che chiunque, dai più junior ai più senior, abbia la necessità di confrontarsi in un dialogo aperto e senza rischi con qualcuno che possa supportarlo nella propria crescita professionale. Un Mentor per definizione è una figura che si affianca al professionista con l’obiettivo principale di fornire elementi utili per affrontare le situazioni lavorative più complesse ed, allo stesso tempo, guidare e fornire delle linee di indirizzo strategico del proprio percorso di crescita professionale. 
Nel rapporto tra Mentor Mentee non credo ci siano domande giuste e domande sbagliate. Il rapporto di fiducia alla base della relazione di mentorship consente di presentare le domande più disparate. Qualora un Mentee si senta in difficoltà a porre talune domande al proprio Mentor, è un chiaro segnale di mancanza di elementi fondamentali all’interno del rapporto. Il mio consiglio per i Mentee è di porre tutte le domande, anche quelle più scomode o imbarazzanti, ed essere, al contempo, pronti ed aperti a ricevere i feedback, anche quelli non positivi, in maniera costruttiva. 
 
In Italia hai fondato Dottorclick.com, negli USA di Berkeley StEP: cosa significa fare startup, avviare da zero un proprio progetto lavorativo? Cosa, si deve mettere in conto, prima di iniziare a mettere una propria attività? Quanto contano l’idea e le persone con le quali si collabora? 
Quello che ho imparato nel mondo dell’imprenditoria e dell’innovazione è che essere focalizzati è uno degli elementi più importanti. Per lanciare qualcosa di proprio è necessario dedicarcisi a pieno, mettere in gioco qualcosa di certo con l’obiettivo ultimo di realizzare i propri progetti imprenditoriali. Non c’è nulla di più appagante di vedere i propri sforzi concretizzarsi ed avere un impatto. Fare startup per me significa liberarsi dai propri preconcetti, essere disposti a mettere in discussione qualsiasi vision, dimostrare costantemente la volontà di mettersi in gioco, non esaltarsi nei momenti positivi ma anche non perdere convinzione nei momenti più duri. Una startup, in particolare durante i suoi primi passi, è un susseguirsi di emozioni contrastanti. Essere in grado di navigare i primi mesi senza perdere lucidità e focus su quelli che sono i propri obiettivi, può fare la differenza tra un successo ed un fallimento. Quando si valuta una startup early stage in un’ottica da investitore, si guardano principalmente tre fattori: il mercato, il prodotto, ed il team. Avere un mercato attraente (con un TAM minimo superiore ad €1 bln) è spesso una condizione necessaria. Il prodotto o servizio d’altro canto deve aver idealmente ricevuto primi segnali di validazione dalla propria clientela target. Non c’è nulla di più sbagliato che lavorare ad un prodotto/servizio senza aver adeguatamente pesato “la voce” dei propri potenziali clienti. Infine, la cosa più importante, il team e le persone con cui si lavora. Investire in startup early stage, nella fase pre-seed, è più arte che scienza. Avere un team con le competenze complementari necessarie per lanciare il proprio prodotto/servizio è una priorità. Chiaramente il team perfetto va oltre una mera somma di competenze ma è da ricercarsi anche in una complementarietà di caratteri e stili di lavoro. Una delle mie grandi convinzioni è che il successo della propria startup non possa mai prescindere dalle persone con cui si lavora. Per questo, abbiamo deciso di mettere i co-founder al centro con Astra Incubator. 
 
USA vs Italia parlando di imprenditorialità: confrontando i due contesti, quali sono i pro e i contro di essere startupper in un posto o nell’altro? 
Non basterebbe un libro per rispondere a questa domanda per questo nella mia risposta vorrei focalizzarmi primariamente sulle giovani generazioni. Per comparare l’ecosistema statunitense e quello italiano è necessario valutare tre leve fondamentali: investimenti privati, competenze, e cultura imprenditoriale. Partendo da quest’ultima, gli Stati Uniti hanno un’impronta culturale impregnata di imprenditorialità. Nei miei due anni trascorsi in California, non è passato un solo giorno senza trovarmi a discutere di nuove idee di business. In campus, a Berkeley, la grande maggioranza degli studenti è interessata e proattivamente alla ricerca di opportunità di business. Esiste un connubio quasi perfetto tra accademia e mondo dell’innovazione e questo rende l’intero ecosistema profondamente dinamico. In Italia, al contempo, abbiamo un ambiente accademico che spesso limita o riduce le opportunità di fare impresa, lì dove gli attori principali, gli studenti, spesso non trovano le condizioni per poter far convivere la propria formazione con la volontà di lanciare una startup. Nonostante questo, è innegabile che molte iniziative, sia pubbliche che private, stiano andando nella giusta direzione e le giovani generazioni siano sempre più consapevoli di come sia necessario affiancare la propria attività accademica ad attività extra-curriculari che possano arricchire il proprio bagaglio di esperienza e competenze. Parlando di investimenti privati, invece, purtroppo il confronto tra Stati Uniti ed Italia non è ancora possibile, 
data la sproporzione in valori assoluti (e relativi) ed un rapporto di 160 a 1 se si considerano gli investimenti privati in venture capital. Anche qui però, mi preme sottolineare, come il nostro Paese sia cresciuto in maniera importante negli ultimi anni e come molto attori internazionali si stiano affacciando con grande interesse all’ecosistema italiano. Per finire, il punto che maggiormente mi fa sperare sono le competenze che caratterizzano il nostro Paese. Sono convinto che l’Italia abbia un insieme di talenti unico a livello internazionale ed una formazione di primissimo livello. Le nostre nuove generazioni hanno tutte le competenze necessarie per poter fare impresa. Sarà necessario promuovere iniziative, anche a livello governativo, che facilitino il consolidamento di una cultura imprenditoriale e la crescita di investimenti privati per poter accelerare un percorso di crescita già avviato. Il nostro ecosistema innovativa non è mai stato così dinamico come oggi e non c’è momento migliore per poter dare libero sfogo ai propri sogni imprenditoriali. 
 
Sei anche founder di Astra Incubator, una realtà dedicata in toto alle startup: ci racconti qual è la mission del programma, come è nata l’idea e come si sta sviluppando? 
La mission di Astra è quella di lanciare una nuova generazione di imprenditori, partendo dallo straordinario nucleo di talenti presenti nelle nostre Università. Con Astra ci rivolgiamo ad aspiranti imprenditori, che lavorano tutt’ora ad una nuova idea di business ma anche a coloro che, anche senza un’idea precisa, abbiano voglia di unirsi ad un team per il lancio di una startup. L’idea di Astra nasce da un’idea di un gruppo di studenti Italiani, distribuiti tra la California e l’Italia, e dalla nostra esperienza di lancio e gestione di Berkeley StEP, il più grande incubatore dell’Università di Berkeley, che nelle prime quattro edizioni ha accelerato più di 120 startup e formato 360 studenti ed alumni. Astra potrà godere di una partnership esclusiva con StEP e portare in Italia un modello di incubazione unico nel nostro Paese. Negli ultimi mesi, abbiamo organizzato il nostro curriculum di 10 settimane, costruito un gruppo di speaker che vanta alcuni tra i nomi più importanti dell’ecosistema Italiano, e stretto partnership con realtà quali Talent Garden, VC Hub ed Italian Angels for Growth. Astra aprirà le proprie candidature il 7 Dicembre (con scadenza il prossimo 24 Gennaio) ed avvierà la propria prima edizione il prossimo 20 Febbraio, 2021. 
 
chi oggi sta studiando e sogna di avviare una propria attività, quali consigli daresti? Su quali skill suggerisci di lavorare più che su altre? Quali temi, quali argomenti per crearsi un bagaglio di conoscenze utili e spendibili, consiglieresti di approfondire? 
Fare impresa non è qualcosa che si può imparare sui libri né leggendo casi studio. Ogni imprenditore è diverso dall’altro, ognuno con il suo approccio ed il suo stile. Codificare il successo nel mondo dell’innovazione è qualcosa di impossibile. A chi vuole fare impresa, consiglio di rimanere focalizzati e non lasciarsi scoraggiare dalle continue altalene di emozioni tipiche nelle prime fasi di ogni startup. Per quanto riguarda le competenze, è necessario che il vostro team sia dotato di capacità complementari in grado di sostenere l’idea di business in ogni sua componente, dagli aspetti tecnici a quelli di pianificazione, gestione, e business development. A chi si affaccia oggi al mondo dell’università, consiglio di approfondire materie di natura tecnico-scientifica e corredarle con indispensabili conoscenze di natura economica-finanziaria. A chi invece è già pronto per intraprendere la sua esperienza nel mondo delle startup, non posso che consigliare di applicare ad Astra e vivere la propria prima esperienza da co-founder.