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Tecnologia, impatto e benefici del Mentoring: l’intervista a Eva Cervellin, Mentor M4U e TA Tech Enablement and Talent Intelligence Partner in JLL

di Team Editoriale | M4U

Eva Cervellin lavora nel Real Estate da oltre 7 anni, con un percorso che spazia da sales e training a marketing e risorse umane.
Opera in JLL, seconda società di consulenza immobiliare al mondo e parte della Fortune 500. Vive a Madrid da 8 anni e si occupa di tecnologia e AI applicata alle risorse umane e alla talent acquisition. Analizza e integra dati interni ed esterni sul mercato dei talenti per supportare la crescita e le decisioni strategiche del business.

Quali sono i motivi che ti hanno spinta a diventare Mentor? Come credi che il Mentoring possa impattare sulla costruzione del percorso professionale?

Ho scelto di diventare Mentor perché credo fortemente nel valore dello scambio di esperienze e nella crescita delle persone. Orientarsi nel mondo del lavoro è spesso complesso e, soprattutto all’inizio, ci si puó sentire disorientati o sotto pressione nel dover “scegliere subito” la strada giusta. Il Mentoring offre uno spazio protetto di confronto, in cui fermarsi a riflettere, dare un senso alle esperienze e trasformare i dubbi in direzione.

Nel mio percorso ho imparato che nessuna carriera è lineare e che avere qualcuno che ti aiuti a leggere le situazioni, fare ordine nelle priorità e valorizzare i tuoi punti di forza può fare una grande differenza.

Il Mentoring ha un impatto concreto sul percorso professionale perché:

  • accelera lo sviluppo delle competenze;
  • aumenta la consapevolezza di sé, dei propri punti di forza e delle aree di miglioramento;
  • amplia il network;
  • aiuta a prendere decisioni più informate e sostenibili nel tempo;
  • formula obiettivi realistici e coerenti con i propri valori;
  • legge gli errori e i cambi di rotta come parte del percorso, non come fallimenti;
  • ti fa acquisire maggiore fiducia.

Il Mentor non deve “dare risposte”, bensì accompagnare il Mentee a trovare le proprie, rendendolo sempre più autonomo e sicuro.

Nel tuo percorso di studi e professionale hai avuto una figura che ha contributo a fare la differenza come guida, confronto e supporto?

Sì, ho avuto la fortuna di incontrare una figura che ha fatto la differenza. All’inizio son stata aiutata a fare le domande giuste, a riflettere sui miei punti di forza e ad affrontare i momenti di difficoltà con maggiore lucidità. Ho imparato il valore dell’ascolto attivo, del feedback costruttivo e dell’empatia. 

Si è trattato di un percorso strutturato, fatto di diversi step dove mi è stato dedicato del tempo per capire come ho gestito una situazione complessa, simulare situazioni sfidanti e partecipare a un’opportunità di apprendimento e di networking. Il tutto concluso poi con momenti di confronto, scambio e riflessione.

L’AI sta rivoluzionando anche il settore Risorse Umane: come prepararsi a un colloquio alla luce delle nuove tecnologie utilizzati per la selezione?

Oggi prepararsi a un colloquio significa essere consapevoli che spesso il primo “interlocutore” è un sistema digitale. Alcuni suggerimenti chiave:

  • Curare il CV in modo chiaro, coerente e orientato alle competenze, usando parole chiave rilevanti richieste dalla job offer
  • Prepararsi a video-interviste asincrone, curando comunicazione, sintesi e chiarezza.
  • Allenarsi a raccontare esperienze concrete con esempi definiti (metodo STAR), perché l’AI e i recruiter cercano evidenze, non solo titoli.
  • Dimostrare adattabilità, curiosità e apertura al cambiamento, competenze sempre più osservate anche attraverso strumenti digitali.

La tecnologia supporta la selezione, ma il valore umano resta centrale: autenticità, pensiero critico e consapevolezza fanno e sempre faranno la differenza.

Quali sono le skills che oggi vengono maggiormente ricercate dalle aziende?

Oltre alle competenze tecniche, sono sempre più importanti le competenze soft, utili in qualsiasi contesto:

  • adattabilità continua ai cambiamenti;
  • pensiero critico e capacità di prendere decisioni in modo autonomo;
  • gestione delle difficoltà e resilienza;
  • intelligenza emotiva: l’AI può analizzare dati, ma non è in grado di “read the room”;
  • problem Solving Creativo: l’AI accelera il lavoro ripetitivo, ma la creatività resta insostituibile.

Per riuscire a beneficiare di un rapporto di Mentoring al 100%, come suggerisci di impostare il rapporto con il proprio Mentor?

Per vivere al meglio un percorso di Mentoring è importante essere protagonisti del proprio sviluppo: chiarisci fin dall’inizio quali sono i tuoi obiettivi, prenditi la responsabilità di organizzare gli incontri e prepararti con domande e temi di confronto. Sii coraggioso nel metterti in gioco, fare domande e chiedere feedback sincero su ciò che stai facendo bene e su ciò che puoi migliorare. Infine, ricorda che il Mentoring è uno scambio basato sulla fiducia: mostra sempre gratitudine per il tempo e il supporto che ti vengono dedicati.


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